martedì 30 gennaio 2007

La marcia su Washington


Se la guerra è persa, in Iraq e in Afghanistan, hanno avuto ragione quelli che, più forti dei generali, sono sfilati ieri per le strade di Washington. Al National Mall, il grande parco cittadino, si sono radunati migliaia di manifestanti per protestare contro la nuova strategia di George W. Bush e la sua ultima parola d'ordine, «surge», che sta a indicare l'incremento delle truppe. Surge e non escalation per non evocare la disfatta di ieri (Vietnam) e di oggi. «Surge is a lie» dicevano i cartelli innalzati dalla folla, le bugie del presidente dimezzato hanno fatto da sfondo alla sfilata verso il Capitol Hill.La novità è che l'America della pace questa volta è maggioranza e «l'altra» America siede alla Casa bianca con il suo lessico usurato che diventa parodia - dopo i Rumsfeld e i Cheney - in bocca a Condy, la signora «combatti e vinci». La politica ha preso il sopravvento nella controffensiva di Washington con il suo popolo inneggiante e fantasioso («Clean water speaks than bombs», l'acqua pulita ha voce più forte delle bombe) sotto il segno di Nancy Pelosi, speaker anti-war della Camera, che ha inviato al National Mall i suoi ambasciatori. Non solo Susan Sarandon, Jesse Jackson, Tim Robbins, Danny Glover, Sean Penn, Dennis Kucinich, le stelle fisse della sinistra Usa, ma anche i rappresentanti del Congresso che si oppongono all'invio di quei 21.500 soldatini, pianti in anticipo dai parenti dei marines accorsi da tutti gli States.Ammessi all'incontro degli oppositori di Bush anche un gruppo di militari in servizio attivo che però si sono spogliati dell'uniforme e hanno parlato a «titolo personale» e non a nome dell'esercito. L'action-movie democratico di Washington - era presente anche Kim Gandy, presidente dell'Organizzazione nazionale delle donne - è stato simbolo dell'inversione di tendenza iniziata con la sconfitta di Bush alle elezioni di medio termine nel novembre 2006 e si è esteso oltre alla piazza nelle strade virtuali del paese. Il sito di «United for Peace and Justice», che ha organizzato il corteo, infatti, ha collezionato i contatti di cinque milioni di persone, aderenti idealmente alla manifestazione. «Non più soldi per la guerra», «Stop alle uccisioni in Iraq», «L'America vuole che cresca la pace... non le truppe». Un remake in versione allegra dei 300.000 che il 24 settembre 2005 assediarono l'obelisco del Washington Monument con un Bush ben saldo al posto di comando e ora bocciato (tre giorni fa) dalla commissione esteri del Senato. Fra una settimana l'intero Senato con più gusto, dopo il successo della sfilata pacifista, presenterà una risoluzione contro l'invio dei militari a Baghdad. E anche se la risoluzione non sarà «vincolante», la marea di donne e uomini che hanno attraversato la capitale peserà sul comandante in capo, sceso così tanto nel gradimento degli americani da resuscitare addirittura la «Hanoi Jane». Jane Fonda ieri ha preso la parola alla sua prima manifestazione antiguerra dopo 34 anni e ha detto: «Il silenzio non è più un'opzione». I migliaia di Capitol Hill lo hanno gridato anche ai neo-eletti democratici. Basta con la paura del dopo-11 settembre. Siamo tutti un-american.

domenica 21 gennaio 2007

FSM 2007

Il Forum delle Autorità Locali per l'Inclusione Sociale è stato creato nel 2001, all'interno del Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre, città in cui furono realizzate anche le edizioni del FAL nel 2002, 2003 e 2005. Nel 2004 il FAL si svolse a Barcellona, dove fu approvata l'Agenda 21 della Cultura. Il FAL ha realizzato, insieme al Forum Sociale Europeo, anche tre edizioni europee: a Firenze (2002) Saint Denis (2003) e Londra (2004).


A Quito ha avuto luogo, insieme al Forum Sociale delle Americhe, un ulteriore FAL nel 2004. Nel gennaio di quest'anno si è realizzato a Caracas, nell'ambito del Forum Sociale Mondiale Politecnico - America, il VI FAL.
La fondamentale ragione d'essere del FAL è che le città si trasformino in importanti attori nel processo di globalizzazione, costruiscano e sviluppino alternative democratiche di gestione pubblica insieme alla società civile. Il FAL ha lanciato una sfida affinché i Governi Locali creino uno spazio nelle relazioni internazionali, assumendo politiche pubbliche e democratiche di lotta all'esclusione sociale, perseguendo la democratizzazione delle ricchezze e del potere, costruendo una cultura di pace e di solidarietà, ricercando uno sviluppo ecologicamente sostenibile e di rispetto per i diritti umani. Il FAL funziona attraverso una rete di città, adottando forme flessibili e aperte, che permettono di lavorare per gli obiettivi comuni espressi nelle edizioni mondiali e continentali.

La rete del FAL partecipa attivamente alla costruzione dell'Organizzazione Mondiale delle Città - Città e Governi Locali Uniti - (CGLU) fin dalla sua fondazione nel congresso di Parigi nel 2004. A riprova di ciò, l'Assemblea del Consiglio Mondiale della CGLU, avvenuta a Pechino nel 2005, approvò la creazione delle proprie istanze interne di lavoro e la rete FAL creò la commissione di Inclusione Sociale e Democrazia Partecipativa.

L'obiettivo di questa edizione è creare partnership con gli enti locali africani, rafforzando gli aspetti della decentralizzazione amministrativa e della cooperazione internazionale comunitaria. Il FAL è un'esperienza che vede solo pochissime realtà italiane, sarebbe utile che da Nairobi si allargassero le adesioni degli enti locali italiani, soprattutto di quelli con un forte portato di pratiche e progetti che hanno allargato le maglie dei diritti e della democrazia, concretando il lemma dei movimenti dei movimenti "pensare globalmente ed agire localmente".
Negli stessi giorni del Forum Sociale Mondiale anche la Rete del Nuovo Municipio propone il PRIMO MEETING INTERNAZIONALE PER LA DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA E LO SVILUPPO LOCALE AUTOSOSTENIBILE è un incontro di esperienze e movimenti mondiali sul tema della Democrazia Partecipativa, dello Sviluppo Locale Autosostenibile, dei Beni Comuni Locali e dei temi legati alla vita delle comunità locali, come la possibilità di autorganizzarsi in reti per le economie solidali e il commercio equo, per una nuova forma di agricoltura, per tutti i diritti di cittadinanza, dal basso, con la partecipazione diretta dei cittadini, per stabilire uno scenario mondiale di confronto e condivisione di pratiche ed esperienze, siamo convinti che questo contributo produrrà esperienze e discussioni interessanti, ma anche un analisi positiva delle soluzioni e delle sperimentazioni in campo.

Nel rapporto con i movimenti che calcano la scena globale e continentale, si va definendo un ruolo attivo per quei governi locali che, sperimentando forme innovative di democrazia diretta e partecipata, si propongono come attori positivi dei processi di trasformazione sociale.

Molte esperienze di reti di città, resistono alle politiche neoliberiste di privatizzazione di servizi e beni comuni, difendono il proprio territorio dagli effetti della globalizzazione economica, propongono la diretta partecipazione dei cittadini alle scelte politico amministrative che li riguardano, promuovono infine la concreta realizzazione dei diritti sociali e di cittadinanza.

Si tratta di decine, oggi molte centinaia di esperienze in italia e nel mondo, di politiche anche molto diverse tra loro, dalla Carta Europea dei diritti dell'uomo nelle Città alla Carta del Nuovo Municipio, dalle esperienze di bilancio partecipativo a quelle di valorizzazione della dimensione locale, dai temi dei beni pubblici e della difesa di territorio, dalla reti per la salvaguardia del territorio, alle reti di economia solidale: questo seminario all'interno del FSM di Nairobi è l'occasione per mettere in relazione queste reti di città e per farle incontrare con i movimenti, per definire insieme iniziative che costituiscano le comunità locali come spazio politico e sociale dei diritti e delle libertà.

I temi che vogliamo sostenere e condividere si posso riassumere in alcuni punti che evidenziamo ;
- promozione di un rapporto tra democrazia diretta e rappresentanza, attraverso l'attivazione di istituti intermedi di partecipazione alle decisioni strategiche e alle politiche e alle azioni concrete dei governi locali;

- una alternativa al governo gerarchico del territorio e al centralismo autoritario, come sviluppo di autogoverno locale in rete (municipalismo federato e solidale)

- mobilitazioni di energie sociali escluse o non valorizzate dallo stato e dal mercato, dando spazio e rappresentanza agli attori sociali più deboli negli istituti partecipativi.

Dobbiamo impegnarci nella apertura di ogni possibile spazio pubblico e di ascolto, supporto e confronto con le esperienze di auto-organizzazione dei soggetti sociali nel territorio, considerando i conflitti come possibili generatori di partecipazione e di democrazia.

Queste iniziative promuovono una cultura della pace, ripudiando fortemente la guerra e ogni altra forma di violenza esercitata nei confronti di Stati, popoli, gruppi etnici e singoli individui; questo messaggio che parta dall'Africa può essere un segnale di cambiamento e di speranza che è importante cogliere, molti sono i segnali arrivati in questi anni per costruire insieme la cultura della pace, della cooperazione e della solidarietà tra i popoli assumendo la diversità di sesso, cultura, convinzioni ideali e religiose come valori e risorse sulle quali costruire la propria storia e cultura.

Questi saranno alcuni spunti di riflessione al doppio incontro di Nairobi, sono già confermate la presenza di Reti Europe, già protagoniste di momenti di sperimentazione sociale ampia e partecipata, Reti del sud America, Amministratori e rappresentati Istituzionali da più di 100 nazioni, che hanno segnalato in questi anni modelli di politiche alternative incisive e molto conosciute, sono confermati tanti rappresentanti africani, americani e del sud est asiatico, ma l'iniziativa è in progress e molti sono I messagi che arrivano in questi giorni che manifestano la crescente attenzione per questo importante momento di incontro, quest'anno in Africa, in un nuovo mondo, possibile.

Note:

www.fsm2007.org
www.redfal.org
www.nuovomunicipio.org

sabato 20 gennaio 2007

APPUNTAMENTI

Programma dei lavori

Giovedì 25 gennaio 2007

Ore 14.30

Trasferimento in pullman al campo di Tarsia Ferramonti (c. 40 km)

Ore 15.00

Visita al campo di prigionia di Tarsia Ferramonti

Ore 17.00

Rientro all'Università della Calabria

Ore 18.00

Palestra CUS, Università della Calabria

Compagnia Liberoteatro: Memorie dalla Shoah, ideato e diretto da Massimiliano Mazzotta

Venerdì 26 gennaio 2007 - Aula Magna del Rettorato

Ore 9.00

Saluti e apertura dei lavori. Intervengono:

Gianni Latorre, Rettore dell'Università della Calabria

Raffaele Perrelli, Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia

Sandro Principe, Assessore alla Cultura della Regione Calabria

Parte I

CONTESTI

Modera Alfredo Eisinberg, Università della Calabria

Ore 9.30

Alberto Piazza, Università di Torino

Scienza e razza tra Otto e Novecento

Ore 10.00

Giuseppe Talamo, Presidente dell'Istituto del Risorgimento Italiano

Razzismo e antisemitismo in Europa fra Ottocento e Novecento

Ore 10.30

Galileo Violini, Università della Calabria

Le leggi razziali del 1938 in Italia: precedenti, statuto giuridico e applicazione

Ore 11.00

Pausa per il caffè

Parte II

TOCCARE, VEDERE, CAPIRE

Ore 11.30

Enrico Modigliani, Progetto Memoria (Roma - Milano)

Ma cosa successe davvero agli ebrei italiani?

Ore 12.00

Raffaella di Castro, Università degli Studi di Roma "La Sapienza"

La memoria della Shoah nelle memorie della terza generazione

Ore 12.30

Luciano Violante, Presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati

Il Giorno della Memoria e il valore della Shoah nelle moderne istituzioni democratiche

Ore 13.00

Pausa pranzo

Parte III

FARE LA STORIA

Ore 14.45

Ripresa dei lavori

Modera Pietro Dalena, Università della Calabria

Ore 15.00

Cesare Colafemmina, Università della Calabria

Alcuni precedenti di antisemitismo nell'Italia meridionale

Ore 15.30

Sonia Vivacqua, Associazioni Italiana Studiosi del Giudaismo

Antisemitismo in Russia

Ore 16.00

Paolo Coen, Università della Calabria

La Shoah nel museo: un progetto in rete degli studenti calabresi

Ore 16.30

Paola Helzel, Università della Calabria

Le leggi razziali nello statuto giuridico

Ore 17.00

Pausa per il the

Parte IV

RIFLETTERE E TRASMETTERE

Modera Luciano Violante

Ore 17.30

Sante Maletta, Università della Calabria

I Giusti nella memoria della Shoah

Ore 18.00

Alberto Cavaglion, Istituto Piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea

Il futuro della Shoah è la letteratura?

Ore 18.30

Dibattito e chiusura dei lavori

Intervengono Carlo Carbone, Università della Calabria; Felice Cimatti, Università della Calabria; Giuseppe Talamo e Manuela Vesci, Università della Calabria

Ore 19.00

Pier Paolo Levi

Oltre il filo spinato. Concerto per pianoforte su musiche composte nei campi di concentramento nazisti

venerdì 19 gennaio 2007

Pinochet e Vaticano

Nato a Valparaiso il 25 novembre 1915, Pinochet nel 1933 entrò nella Scuola Militare e trascorse il resto della sua vita nelle Forze armate: generale di brigata nel 1969, capo di Stato maggiore nel 1972 e comandante in capo dell'esercito dal 23 agosto 1973, nominato dal presidente, democraticamente eletto, Salvator Allende, lo stesso che Pinochet, 3 settimane dopo, l'11 settembre, avrebbe destituito con un cruento colpo di stato militare. Nel corso del golpe lo stesso Allende rimase ucciso nel bombardamento della Moneda, il palazzo presidenziale. Iniziò così una delle dittature più lunghe e violente dell'America Latina: dopo aver preso il potere con la forza, Pinochet nel 1974 si fece eleggere presidente della Repubblica (mandato che fu poi rinnovato nel 1981) e guidò il Paese per 17 anni, grazie anche al sostegno degli Usa e del mondo economico-finanziario che ne sostenevano il programma neoliberista ispirato dai Chicago boys di Milton Friedman e di pezzi consistenti della Chiesa cattolica.

L'amicizia di un ventennio

I rapporti di Pinochet con le gerarchie della Chiesa cattolica, almeno con una parte di esse, furono abbastanza conflittuali all'inizio - quando era arcivescovo di Santiago il card. Raul Silva Enriquez - e decisamente collaborativi poi, a partire dall'arrivo nella capitale cilena, nel 1977, di mons. Angelo Sodano come Nunzio apostolico (incarico che ricoprire fino al 1988, per diventare poi Segretario di Stato vaticano, fino al settembre 2006) e dall'elezione al soglio pontificio, nel 1978, di Giovanni Paolo II.

Dopo qualche incertezza iniziale (v. Adista del 17/9 e dell'8/10 1973), il card. Silva Enriquez divenne uno dei più decisi oppositori del regime militare: diede vita, insieme alle altre confessioni cristiane, al "Comitato di cooperazione per la pace in Cile", sciolto nel 1975 su ordine di Pinochet e sostituito dalla "Vicaria de la Solidaridad", piccola struttura diocesana che garantiva assistenza sociale e legale alle vittime della dittatura. Con Silva Enriquez, l'arcidiocesi di Santiago si trasformò in un importante punto di riferimento per tutti gli oppositori di Pinochet: si faceva ‘controinformazione' su quanto accadeva nel Paese, le famiglie potevano avere assistenza legale e notizie sui desaparecidos, si organizzavano le mense popolari e la distribuzione di generi alimentari per le borgate popolari della città.

Ma con l'arrivo di Sodano alla Nunziatura, nel 1977, le relazioni fra regime militare e Chiesa si fecero meno tese e proseguirono sulla via della pacificazione prima e della collaborazione poi: se la Chiesa di base continuò ad essere fortemente ostile, il nunzio preferì scegliere la via del dialogo, difendendo la Chiesa-istituzione più che l'incolumità delle vittime della dittatura e barcamenandosi fra qualche moderata protesta per singoli crimini del regime (come i sequestri di alcuni sacerdoti antipinochettisti o la richiesta di espatrio per i militanti del Mir che si erano rifugiati nel palazzo della Nunziatura) e inviti alla pacificazione. E lo aiutarono su questa via sia le dimissioni del card. Silva Enriquez per raggiunti limiti di età nel 1983 (sostituito dal più moderato mons. Juan Francisco Fresno Larrain) sia il primo messaggio pubblico di papa Wojtyla, sempre nel 1983 in occasione dell'arresto di preti antipinochetisti, che invitava a trovare le strade per una convivenza pacifica.

La stessa Moneda

La strategia della "distensione" di Sodano culminò nell'aprile 1987 quando, anche con l'aiuto di diversi membri dell'Opus Dei che ricoprivano posizioni importanti nel governo cileno (come Francisco Javier Cuadra, segretario generale del governo), organizzò il viaggio di Giovanni Paolo II in Cile: una "visita pastorale" che si concluse con l'apparizione ripresa da tutte le televisioni e i giornali del mondo di papa Wojtyla e del dittatore Pinochet che, insieme, affacciati al balcone della Moneda, salutano e benedicono la folla. La calorosa legittimazione del regime pinochettista da parte del papa provocò dure reazioni, anche in una parte consistente del mondo cattolico, fortemente critico nei confronti della dittatura cilena e dell'alleanza militari-Chiesa (v. Adista nn. 29 e 30/87).

Subito dopo la partenza di Sodano, che si congedò dicendosi preoccupato per "l'attuale situazione del Paese, perchè vedo che non vi è un profondo rispetto degli uni per gli altri"; nell'ottobre 1988 Pinochet fu sconfitto dal voto popolare nel referendum per conferire un nuovo mandato presidenziale al generale golpista. Le elezioni politiche si svolsero l'anno successivo e, l'11 marzo 1990, il generale lasciò la presidenza del Paese al suo successore Patricio Aylwin, conservando per se sia la carica di Comandante in capo delle Forze armate sia quella di senatore a vita.

Benedizione apostolica

Perso il potere, tuttavia, il feeling fra l'ex dittatore e il Vaticano non si spezzò: il 18 febbraio 1993, giorno della sue "nozze d'oro", Pinochet ricevette due affettuosi messaggi di auguri da parte del segretario di Stato vaticano Sodano, e di Giovanni Paolo II. "Al generale Augusto Pinochet Ugarte e alla sua distinta sposa, Signora Lucia Hiriarde Pinochet, in occasione delle loro nozze d'oro matrimoniali e come pegno di abbondanti grazie divine - scriveva il papa - con grande piacere impartisco, così come ai loro figli e nipoti, una benedizione apostolica speciale". Ancora più caloroso il messaggio di Sodano in cui scrive di aver ricevuto dal pontefice "il compito di far pervenire a Sua Eccellenza e alla sua distinta sposa l'autografo pontificio qui accluso, come espressione di particolare benevolenza"; "Sua Santità - aggiunge - conserva il commosso ricordo del suo incontro con i membri della sua famiglia in occasione della sua straordinaria visita pastorale in Cile". E conclude confermando all'ex dittatore "l'espressione della mia più alta e distinta considerazione" (v. Adista n. 48/93).

La Chiesa difende i diritti umani

E la coppia Wojtyla-Sodano non abbandonò il generale nemmeno cinque anni dopo, quando Pinochet venne arrestato, mentre si trovava in Gran Bretagna per motivi di salute, su mandato del giudice spagnolo Baltasar Garzon, che lo accusava di violazioni di diritti umani nei confronti di diversi cittadini spagnoli durante gli anni della dittatura: prima fecero pressioni sulla Camera dei Lords perchè non venisse concessa l'estradizione in Spagna di Pinochet (v. Adista nn. 3 e 17/99), poi rassicurarono il nuovo presidente cileno, Eduardo Frei , durante la visita papale in Cile nel febbraio 2000 , che il Vaticano si sarebbe impegnato a fondo per la liberazione di Pinochet; "E’ nostro desiderio – puntualizzò Sodano - e facciamo voti che questa odissea abbia termine quanto prima", perchè l'ex dittatore "ha diritto di tornare nel suo Paese" (v. Adista n. 15/2000). Intanto in Cile, criticando il governo che si era costituito parte civile nel processo contro Pinochet avviato dal giudice Juan Guzman Tapia, i vescovi fecero un appello pubblico alla "riconciliazione e al perdono", auspicando per il generale un rapido ritorno a casa che "gli renda più tollerabile il suo delicato stato di salute" (v. Adista n. 23/2000).

Pinochet è rientrato in Cile nel marzo 2002, e si è trovato ad affrontare vari processi per i crimini commessi durante gli anni della dittatura. Ma prima delle sentenze dei tribunali , anche per i numerosi rinvii ottenuti dai suoi avvocati per veri o presunti motivi di salute è sopraggiunta la morte. Il funerale cattolico in pompa magna fu l’ultimo saluto da parte della chiesa.

Negli stessi giorni la chiesa negava il rito cattolico per il funerale di P.Welby, presidente dell’associazione Luca Concioni.

sabato 13 gennaio 2007

La favola della sicurezza : Un dialogo tra filosofi antichi e un sociologo

Oggi, nessuna forza combattente, in Iraq o altrove, si priva dei servizi di contractor che assicurano la logistica, la manutenzione delle basi e la protezione armata delle truppe. Così come, all’interno di una società, lo Stato ha delegato la «sicurezza privata» (cioè, della proprietà) a varie agenzie di security. I vantaggi sono ovvi e si possono compendiare nella formula neo-keynesiana del «moltiplicatore di sicurezza». Si crea un nuovo mercato del lavoro e si libera la forza pubblica o armata da incombenze fastidiose, spesso pericolose o comunque poco remunerative in termini simbolici.

Naturalmente, la tendenza non sarebbe divenuta dilagante senza il trionfo culturale dell’idea di sicurezza come bene quantificabile e oggettivo, al pari del telefono, del gas e dell’acqua. In realtà, esistono due teorie politiche a questo proposito. In base alla prima, diciamo di destra, la sicurezza non è un diritto ma si compra al mercato, come il potere politico per Berlusconi, la pensione per Tremonti o la salute per Bush. La seconda, invece, di «sinistra», concepisce la sicurezza come qualcosa da «condividere». Ed ecco la logica della sicurezza in stile «coop», in cui il consumatore è proprietario, come azionista popolare, del «suo» supermercato. È la teoria di Cofferati e dei sindaci pragmatici di centro-sinistra, quelli che non vogliono lasciare il discorso della sicurezza in mano alla destra e così via.

C’è un sociologo di mia conoscenza (quand’era più giovane, sognatore e rivoluzionario) che si è recentemente convertito a questa visione solidaristica della sicurezza. La sicurezza è un bene di tutti, lavoriamo assieme per rassicurare il cittadino, questa è la sua scoperta. Come spiegare l’incorporazione della logica della difesa sociale (così la chiamano i giuristi) da parte di gente che anni fa avrebbe inneggiato alla rivoluzione comunista o alla marcia inarrestabile delle moltitudini? La saggezza che avanza con l’età matura non mi sembra una spiegazione. E nemmeno il carrierismo, anche se gli enti locali governati dal centro-sinistra amano mettere in piedi osservatori sulla sicurezza, monitoraggi sulla sicurezza urbana, corsi di formazione alla sicurezza e altre iniziative in cui i servizi dei sociologi possono essere remunerati. No, la spiegazione è un’altra: la sinistra - spesso anche quella radicale - non ha avviato una discussione approfondita su questa complessa faccenda. Gli equivoci dominano. Le osservazioni che seguono sono un piccolo, parziale contributo in forma di dialogo a un chiarimento necessario.

I Greci, questo popolo di filosofi, amavano riflettere sulle cause vicine e lontane, ultime e prime dei fenomeni. Di fronte a qualsiasi cosa o evento del creato, nel lungo dibattito che si svolge da Eraclito ad Aristotele, distinguevano tra vari tipi di cause: materiali, formali, efficienti e agenti. È vero che si occupavano soprattutto di fenomeni naturali (la sociologia era una scienza ancora da inventare). Ma se quegli appassionati pensatori si fossero trovati di fronte alla «sicurezza» avrebbero fatto al nostro sociologo convertito alcune domande. Un dialogo avrebbe avuto più o meno l’andamento che segue.

Greci: «Che cos’è la sicurezza, è una cosa, un fatto? Se non lo è, è un sogno, un idolo?».

Sociologo: «Beh, non è proprio una cosa, è il fine a cui dovrebbe tendere la vita dei cittadini, la mancanza di preoccupazioni per la propria incolumità, insomma la certezza che quando esci per strada non sarai scippato...».

(Segue un lungo e confuso botta e risposta, in cui alla fine, messo alle strette, il sociologo ammette che, per definizione, la sicurezza è qualcosa che non c’è, insomma non è un fatto osservabile, ma un’aspirazione, una speranza, se no, non starebbe lì a preoccuparsene e studiare i mezzi per attuarla; i greci convengono allora che l’unico modo per definire la sicurezza è quello di «causa finale», cioè di stato a cui si tende, ma che proprio per questo non si può misurarla empiricamente; i greci chiedono al sociologo di parlare allora della sicurezza in termini di «causa efficiente», cioè da che cosa è causata, un po’ come per loro i sogni sono causati dalla cattiva digestione; altrimenti, non ci capiscono nulla).

Sociologo. «La causa del fine o bisogno di sicurezza è l’esistenza dell’insicurezza».

Greci: «Che cos’allora l’insicurezza? Puoi farci qualche esempio chiaro e indiscutibile?».

Sociologo (cominciando a sudare): «Per esempio, il cittadino ha paura di essere scippato...».

Greci: «Allora, l’insicurezza è lo scippo?».

Sociologo: «No, è la paura dello scippo».

(I Greci cominciano a discutere tra loro. Eraclito se ne va, perché non vuole perdere tempo con gente che ha paura di uno scippo. Platone si annoia e pensa ad altro. Resta Aristotele, perché si parla di cittadini. Interviene Epicuro).

Epicureo: «Non capisco. Se non c’è lo scippo, non si può avere paura di una cosa che non c’è. Ma se lo scippo c’è, che senso ha avere paura di una cosa che c’è già stata?».

Sociologo (riesumando i suoi ricordi liceali): «Beh, l’insicurezza non è proprio un fatto, è un sentimento collettivo, come il panico che improvvisamente faceva scappare gli opliti in battaglia o la pura dei Galli che il cielo gli cadesse addosso».

(I greci non si raccapezzano. Che c’entra la guerra? E i Galli? Da lontano Eraclito fa commenti ingiuriosi).

Socrate (appena giunto, malfermo sulle gambe per abbondati libagioni, sghignazzando): «Stai dicendo che voi moderni siete tutti fifoni?».

Sociologo: «No, o forse sì. Il problema è che i cittadini oggi parlano solo di sicurezza e insicurezza».

Aristotele: «Allora è chiaro, se i cittadini ne parlano, l’insicurezza è una questione politica, o come dite voi che avete studiato solo il latino, sociale».

Sociologo (rinfrancato): «Sì, sì, è una questione sociale e politica. È uno dei problemi capitali del nostro tempo».

Platone: «E allora perché ci fai perdere tempo con la sicurezza come causa finale di qualcosa che non si riesce a definire razionalmente? La sicurezza non è mica una cosa, e neanche l’insicurezza. Non sarà un modo di ragionare da sofisti che mira a ingannare i cittadini?».

Sociologo (imbarazzato): «C’è chi lo dice, qualche estremista».

Platone: «È chiaro. I governanti parlano di sicurezza per tenere i cittadini nell’insicurezza e così continuano a comandare. Questo mi piace».

Aristotele, al sociologo: «Allora tu sei un governante, visto che parli di sicurezza e insicurezza».

Sociologo: «Ma no, sono una specie di scienziato, di filosofo».

Aristotele (a Platone): «Hai visto, questi qui hanno realizzato la tua repubblica ideale».

(Se ne vanno. Platone è molto soddisfatto che i moderni si ricordino di lui. Aristotele è pensieroso. Socrate scuote la testa: in fondo, l’hanno condannato a morte con l’accusa di rendere Atene meno sicura, con tutti i suoi dubbi e le sue domande. Il sociologo corre a comprarsi una storia della filosofia greca).

Se i Greci e i loro seguaci filosofici si occupassero della questione della sicurezza, ci suggerirebbero di distinguere tra fatti e parole, cause agenti e cause finali; sposterebbero la discussione sugli idoli (noi li chiamiamo feticci) e la loro utilità nei sistemi di governo; inviterebbero i sociologi a non occuparsi di sicurezza e insicurezza come «fatti», perché non lo sono, ma come retoriche efficaci. Si porrebbero la domanda più semplice di tutte: perché se tutti vogliono la sicurezza, questa non si ottiene mai, visto che tutti continuano a invocarla? Forse, sospetterebbero che la funzione del discorso sulla sicurezza non è rendere più sicuri i cittadini, ma più sicuri, cioè stabili, i governi. Alla fine, arriverebbero alla conclusione che la funzione dell’utopia - o meglio, della retorica - della sicurezza non è affatto rendere il mondo più sicuro, ma semplicemente lasciarlo così com’è.

Questi Greci immaginari distinguerebbero gli scippi dalla paura degli scippi. Se gli scippi ci rendono insicuri, non sarà il caso di agire sulle loro cause (materiali, formali, agenti e finali), e quindi discutere di povertà, lavoro, proprietà, giustizia e così via, invece di alimentare senza fine la spirale della paura e dell’insicurezza? Gente pratica e analitica al tempo stesso, metterebbero facilmente in luce l’illogicità del nostro modo di ragionare: spendiamo tanti soldi per le guardie private e le forze di polizia (l’Italia è il paese europeo con la più alta percentuale di addetti alla sicurezza sulla popolazione), ma non per sostenere l’istruzione, i servizi pubblici e le infrastrutture. Bruciamo milioni di euro per i Cpt, ma non per dare ai migranti una casa decente e un minimo di diritti e opportunità. Andiamo a fare le guerre in terre lontane e poi ci sorprendiamo se da quelle parti non ci vogliono bene. Creiamo, insomma, le cause dell’insicurezza e poi pretendiamo la sicurezza.

Alla fine, però, i nostri Greci non si accontenterebbero di chiacchiere sulla nostra mancanza di senso logico. Comincerebbero a riflettere su un fatto banale: perché noi diciamo che la sicurezza è la questione politica e sociale fondamentale, e non parliamo invece - come sarebbe più opportuno - di giustizia, democrazia, pace e guerra, forme possibili e ideali di governo? Allora, richiamerebbero il sociologo e gli farebbero qualche altra domanda.

Greci: «Dov’e che vi riunite in assemblea? Avete dei luoghi per discutere di politica quando non lavorate o non vi riposate?».

Sociologo (un po’ imbarazzato): «Noi non ci riuniamo molto. Lo facciamo qualche volta quando si tratta di decidere chi paga le spese dell’ascensore o per fare una petizione contro gli scippi».

Greci: «Ma come fate a scegliere i vostri magistrati, gli strateghi, i responsabili dei giochi pubblici?».

Sociologo (più sicuro di sé): «Beh, ecco, ogni cinque anni o giù di lì, andiamo a votare, proprio come facevate voi».

Greci: «Ma noi ci occupavamo di politica sempre, non una volta ogni cinque anni. E tra un’elezione e l’altra che fate? Andate in guerra?».

Sociologo: «Qualche volta, anche se non si può dire. Noi soprattutto lavoriamo, non è mica come da voi, che vi facevate mantenere dagli schiavi».

Greci (pensierosi): «Ma noi non avevamo le vostre meravigliose macchine, e comunque vivevamo con poco. A noi sembra piuttosto che voi non siate interessati alla politica. Ma che gente siete? Ci ricordate i Persiani. Ecco perché non vi definite più animali politici, ma esseri sociali. Noi però, non vorremmo vivere come voi. Se abbiamo capito bene, la politica la fanno solo quelli che vi governano. Ma voi, cosiddetti cittadini, siete lavoro e casa, casa e lavoro. E allora, crediamo di aver capito. Tutta la faccenda dell’insicurezza è un modo per farvi lavorare e stare a casa quando lavorate. Tutte le vostre paure hanno a che fare con i marocchini, gli albanesi, i rapinatori, gli scippatori, gli ubriachi, le prostitute, tutta gente che sta per la strada. Ma, cari moderni, la politica noi la facevamo per strada, in piazza, al mercato. Ecco perché non avevamo paura. Noi non possiamo fare nulla per voi, perché siamo morti da tanti secoli, siamo solo un vostro ricordo. Ma se fossimo vivi, vi diremmo: non vi fate più ingannare dalla favola dell’insicurezza. Mandate a casa chi vi fa vivere nella paura e governatevi da soli. Sarete anche ricchi, intelligenti e ben pasciuti, ma credete a noi: vi manca proprio il buon senso!».

Sociologo (a disagio): «Ma con voi non si ragiona proprio, me ne vado» (Si alza e torna a compilare statistiche sull’insicurezza urbana).

giovedì 11 gennaio 2007

Dittatore di guerra

Bush ha annunciato l'invio di cinque brigate di truppe Usa a Baghdad, dove opereranno insieme a 18 brigate irachene per garantire la sicurezza della capitale. "Il governo iracheno nominerà un comandante militare e due vice per la capitale - ha detto Bush - le nostre truppe agiranno inserite nelle formazioni irachene".

Bush ha sottolineato che non saranno ripetuti due errori del passato: vi saranno forze sufficienti per mantenere in modo costante il controllo nella capitale e inoltre non vi saranno interferenze politiche: le truppe potranno andare ovunque. Inoltre 4.000 soldati Usa saranno dislocati nella provincia di Anbar per sottrarla al controllo dei terroristi di Al Qaida che puntano a farne la loro base operativa.

Bush ha annunciato una serie di traguardi che dovranno essere raggiunti dal governo iracheno: assumere il controllo di tutte le province entro novembre, dividere i proventi del petrolio tra i cittadini iracheni, investire 10 miliardi di dollari iracheni in opere di ricostruzione, tenere elezioni provinciali, modificare le leggi di de-Baathificazione per consentire a un numero maggiore di cittadini di tornare alla vita politica.

Notando che Siria e Iran consentono ai terroristi di usare i loro territori per operare in Iraq, Bush ha detto che le forze americane saranno impegnate per bloccare il flusso di aiuti forniti da questi due paesi agli insorti. Inoltre missili Patriot saranno dislocati nella regione. "Paesi come l'Arabia Saudita, l'Egitto, la Giordania e gli Stati del Golfo devono capire che una sconfitta americana in Iraq darebbe vita a un nuovo rifugio per tutti gli estremisti", ha detto Bush. Il presidente ha affermato di aver esaminato altre soluzioni, ma tirarsi indietro adesso "provocherebbe il collasso del governo iracheno, lacerando il paese e causando stragi di dimensioni inimmaginabili". Bush ha poi annunciato la creazione di un gruppo di lavoro bipartisan che seguirà i progressi della situazione in Iraq. Il traguardo è la vittoria. Una vittoria che non sarà decretata da una resa sul ponte di una nave da guerra, come in passato, ma dal portare un paese come l'Iraq - ha sottolineato Bush - verso la strada della democrazia.
I CAPISALDI DEL PIANO NEW YORK - Aumento di truppe, aiuti economici, impegni iracheni, diplomazia regionale, obiettivi per il governo di Nuri al Maliki: ecco secondo la Casa Bianca, i punti salienti del "cambio di rotta" dell'amministrazione Bush per salvare la situazione in Iraq dopo quasi quattro anni di guerra.

AUMENTO TRUPPE - Bush impegna 17.500 truppe da combattimento, l'equivalente di cinque brigate, a Baghdad. La prima brigata arriverà il 15 gennaio, la seconda il 15 febbraio, le altre in ondate separate ogni 30 giorni. Bush invia anche 4.000 Marines, in due ondate, nella provincia di Anbar, roccaforte dell'insurrezione sunnita. L'impegno militare costerà 5,6 miliardi di dollari. Gli Stati Uniti aumenteranno il numero dei consiglieri militari delle forze di sicurezza irachene.

AIUTI ECONOMICI - 414 milioni di dollari per i 'Provincial Reconstruction Teams' che aiutano nella ricostruzione. 400 milioni di dollari per fondi di reazione rapida a esigenze della popolazione civile. 350 milioni di dollari per il Commander's Emergency Response Program, avviato nel 2003 per dare ai comandanti sul campo finanziamenti per risolvere problemi locali che migliorino rapidamente la qualità della vita dei civili iracheni.

IMPEGNI IRACHENI - Stanziare 10 miliardi di dollari per assistere nella ricostruzione. Impegnare tre brigate per Baghdad, la prima il primo febbraio, e altre due il 15 febbraio. Dare alle truppe Usa l'autorità di dar la caccia a tutti gli estremisti, a prescindere da setta o religione. Riformare il governo per garantire equali servizi a tutte le regioni e le sette.

DIPLOMAZIA REGIONALE - Bush non proporrà colloqui diretti con Siria e Iran come suggerito dall'Iraq Study Group guidato dall'ex segretario di Stato James Baker, ma insisterà che Damasco e Teheran diventino una forza costruttiva senza interferire con l'Iraq e la regione.

OBIETTIVI PER GOVERNO MALIKI - Approvare una legge sul petrolio che divida i profitti dl greggio tra i gruppi etnici e le regioni in modo da unire il paese. Allentare la politica di 'de-baathificazione' che ha eliminato gli ex membri del partito di Saddam Hussein dai quadri del governo. Indire elezioni provinciali per riportare i sunniti nel processo politico a livello locale. Aumentare il trasferimento della sicurezza alle forze di sicurezza irachene entro al fine del 2007.

lunedì 8 gennaio 2007

eventi b-side

================MERCOLEDI' 10 GENNAIO 2007=======

PARTYZAN presenta:
SUZANNE' SILVER in CONCERTO. Inizio h. 22,30
Alternative / Psychobilly / Rock - Radio is down Rec

Chi sono: Si formano nel 1998 a Siracusa. Inizialmente ispirati dai suoni provenienti dalla scena di Seattle dei primi anni '90, nel tempo hanno affinato la loro proposta musicale frullando abilmente blues delle origini e sonorità indipendenti d'oltreoceano dell'ultimo decennio (post rock e noise soprattutto). Tutto ciò mantenendo sempre una vena melodica e potente allo stesso tempo.
Particolarmente intensi e coinvolgenti dal vivo, hanno diviso il palco, fra gli altri, con Uzeda, Valina e Twig Infection. Nel dicembre 2003 hanno pubblicato il loro primo disco, un'EP di 5 brani registrato da Cesare Basile, mentre il loro primo full length, registrato in presa diretta nell'agosto di quest'anno e intitolato "The Crying Mary", uscirà a febbraio, pubblicato dall'etichetta americana Radio Is Down.

Formazione:
Carlo Barbagallo: voce e chitarra
Dario Serra: voce e chitarra
Francesco Accardi: basso
Mauro Felice: batteria

nel web:

SUZANNE'S SILVER (ITA)
www.suzannekiller.com
www.myspace.com/suzannesilve
www.partyzan.net

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presenta:
SteelA in CONCERTO, inizio h. 22,30

Chi sono:
Del Salento si è già parlato abbastanza: della tradizione sonora legata alla trance e ai rituali di guarigione sui quali in tempi recenti si è innestato il raggamuffin giamaicano, in una terra che ha davvero molte similitudini con l\'isola caraibica taranta, pizzica, dance hall, Sud Sound System e tutto il resto. Ma proviamo ad immaginare un gruppo di ragazzi, anzi, un gruppo di bambini, sui dieci/dodici anni, che al termine del concerto degli Africa Unite nella piazza del paese (siamo nei primi anni\'90) mette nello sgabuzzino i giocattoli e, strumenti rudimentali alla mano, incomincia a cimentarsi con la musica reggae. Cose così solitamente succedono a diverse latitudini, in molte altre parti del mondo. Da noi quasi mai. Da noi al massimo un bambino guarda la band di punk californiano di turno su Mtv e tutt\'al più imbraccia una scopa e rotea gli avambracci immaginando arene di pubblico in delirio. Però a Borgagne, paese di duemilacinquecento cristiani, a pochi chilometri da !
San Donato-Torre dell\'Orso-Torre Sant\'Andrea (triangolo ad altissima densità di dance hall e zona operativa del Sud Sound System), tutto ciò è successo. E il risultato, a distanza del tempo necessario, è stato recapitato proprio a due Africa Unite dell\'epoca: a Madaski e a Max Casacci. Il primo ha deciso immediatamente di mettere mano ai suoni e di realizzare insieme a Paolo Baldini un album. Il secondo, dopo averli visti detonare dal vivo (un reggae potente, contaminato ma non geneticamente modificato, dall\'approccio naturale come solo la Giamaica, il Salento e pochi altri posti al mondo sanno esprimere), ha deciso di inserirli nel groova department di Casasonica: una sezione dell\'etichetta legata ai ritmi, al dub e all\'elettronica più groovosa. La formazione definitiva degli SteelA è stabile da due anni, ma ha già avuto modo di esibirsi al fianco di artisti come Macka B, Blue Beaters, e Zulù, ricevendo validi consensi e incassando ottimi incoraggiamenti.
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================GIOVEDI' 11 GENNAIO 2007=======

Otherside Agency presenta:
SteelA in CONCERTO, inizio h. 22,30

Chi sono:
Del Salento si è già parlato abbastanza: della tradizione sonora legata alla trance e ai rituali di guarigione sui quali in tempi recenti si è innestato il raggamuffin giamaicano, in una terra che ha davvero molte similitudini con l'isola caraibica taranta, pizzica, dance hall, Sud Sound System e tutto il resto. Ma proviamo ad immaginare un gruppo di ragazzi, anzi, un gruppo di bambini, sui dieci/dodici anni, che al termine del concerto degli Africa Unite nella piazza del paese (siamo nei primi anni'90) mette nello sgabuzzino i giocattoli e, strumenti rudimentali alla mano, incomincia a cimentarsi con la musica reggae. Cose così solitamente succedono a diverse latitudini, in molte altre parti del mondo. Da noi quasi mai. Da noi al massimo un bambino guarda la band di punk californiano di turno su Mtv e tutt'al più imbraccia una scopa e rotea gli avambracci immaginando arene di pubblico in delirio. Però a Borgagne, paese di duemilacinquecento cristiani, a pochi chilometri da !
San Donato-Torre dell'Orso-Torre Sant'Andrea (triangolo ad altissima densità di dance hall e zona operativa del Sud Sound System), tutto ciò è successo. E il risultato, a distanza del tempo necessario, è stato recapitato proprio a due Africa Unite dell'epoca: a Madaski e a Max Casacci. Il primo ha deciso immediatamente di mettere mano ai suoni e di realizzare insieme a Paolo Baldini un album. Il secondo, dopo averli visti detonare dal vivo (un reggae potente, contaminato ma non geneticamente modificato, dall'approccio naturale come solo la Giamaica, il Salento e pochi altri posti al mondo sanno esprimere), ha deciso di inserirli nel groova department di Casasonica: una sezione dell'etichetta legata ai ritmi, al dub e all'elettronica più groovosa. La formazione definitiva degli SteelA è stabile da due anni, ma ha già avuto modo di esibirsi al fianco di artisti come Macka B, Blue Beaters, e Zulù, ricevendo validi consensi e incassando ottimi incoraggiamenti.
,"E Giostre il nome del primo singolo in uscita a giugno, sarà accompagnato da un videoclip che vede dietro la macchina da presa Riccardo Struchil.

Formazione:
Moreno Turi: voce
Errico Carcagni (Ruspa): tastiere, cori
Donatello Vitto (Cusci): tastiere, cori
Valerio Greco (V.Bass): basso
Emanuele Carcagni (Sciampy): chitarra
Antonio De Marianis (Dema): batteria

Nel web:
www.myspace.com/steelareggae
www.steela.it
www.othersideagency.com

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Otherside Agency presenta:
ATARI in CONCERTO. Inizio h. 22,30

Chi sono:

Alfredo Maddaluno (batteria/voce/tastiere) e Riccardo Abruzzese (basso) si dicono "reduci di una battaglia intergalattica contro gli invasori dello spazio, meglio conosciuti come uomini 3D", dopo la quale fanno ritorno a Napoli, pianeta terra, "con lo scopo di riportare alla luce l\'"atarimania" e fare di ogni essere vivente un uomo a 8 bit". Delirio a parte: la loro musica è un frullato allucinante di ritmo, sintetizzatori e melodie bislacche, a metà strada tra Beck, Devo, Blur e Trans Am. Dal vivo sono a dir poco strepitosi. Tra i vincitori di "Destinazione Neapolis 2006" , sono senza dubbio la "next-big-thing" della scena indipendente partenopea (e non solo!). L\'8 Gennaio sarà pubblicato (da Midfinger Records) un album tributo a David Bowie, intitolato "Repetition Bowie", nel quale sono presenti anche gli Atari, con una fantastica cover di "Hello spaceboy".

Formazione:
Player 1: Alfred-Eno ----Weapons: 8-bit synthesizer, organ, drums, vocals
E Giostre il nome del primo singolo in uscita a giugno, sarà accompagnato da un videoclip che vede dietro la macchina da presa Riccardo Struchil.

Formazione:
Moreno Turi: voce
Errico Carcagni (Ruspa): tastiere, cori
Donatello Vitto (Cusci): tastiere, cori
Valerio Greco (V.Bass): basso
Emanuele Carcagni (Sciampy): chitarra
Antonio De Marianis (Dema): batteria

Nel web:
www.myspace.com/steelareggae
www.steela.it
www.othersideagency.com

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================VENERDI' 12 GENNAIO 2007=======

Otherside Agency presenta:
ATARI in CONCERTO. Inizio h. 22,30

Chi sono:

Alfredo Maddaluno (batteria/voce/tastiere) e Riccardo Abruzzese (basso) si dicono "reduci di una battaglia intergalattica contro gli invasori dello spazio, meglio conosciuti come uomini 3D", dopo la quale fanno ritorno a Napoli, pianeta terra, "con lo scopo di riportare alla luce l'"atarimania" e fare di ogni essere vivente un uomo a 8 bit". Delirio a parte: la loro musica è un frullato allucinante di ritmo, sintetizzatori e melodie bislacche, a metà strada tra Beck, Devo, Blur e Trans Am. Dal vivo sono a dir poco strepitosi. Tra i vincitori di "Destinazione Neapolis 2006" , sono senza dubbio la "next-big-thing" della scena indipendente partenopea (e non solo!). L'8 Gennaio sarà pubblicato (da Midfinger Records) un album tributo a David Bowie, intitolato "Repetition Bowie", nel quale sono presenti anche gli Atari, con una fantastica cover di "Hello spaceboy".

Formazione:
Player 1: Alfred-Eno ----Weapons: 8-bit synthesizer, organ, drums, vocals
Player 2: Duluoz -----Weapons: bass, vocals, joystick

Nel web:
www.myspace.com/atariboys
www.atariboys.it
www.othersideagency.com

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================SABATO 13 GENNAIO 2007=======

Sabato rock con Fabio Nirta (dj resident)
www.myspace.com/75fab

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====ANTEPRIMA: venerdì 9 FEBBRAIO 2007=======

Otherside Agency presenta:

ALBERTO CAMERINI IN CONCERTO (Rock'n'roll robot)
a seguire dj set anni 80 con FabioNirta, LucaB, David

Chi è ALBERTO CAMERINI (da Wikipedia):
Alberto Camerini (San Paolo, Brasile, 16 maggio 1951) è un cantautore e chitarrista italiano.
Nato in Brasile da genitori italiani, a undici anni rientra in Italia. Inizia la sua carriera all'inizio degli anni settanta come chitarrista sessionman.
Forma il gruppo "Il Pacco" a cui fanno parte Eugenio Finardi e la cantante/corista Donatella Bardi, con quest'ultima successivamente prende parte nel '71 all'album "Volo magico N.1" di Claudio Rocchi, all'"Unità" degli Stormy Six e al primo album di Finardi "Non gettate alcun oggetto dal finestrino" del 1975, dove firma il brano "Afghanistan".
Il suo primo album "Cenerentola e il pane quotidiano" viene pubblicato dalla Cramps nel 1976 ed evidenzia sonorità rock metropolitane vicine a quelle di Finardi. L'anno successivo pubblica "Gelato Metropolitano" un album più marcatamente acustico e vicino alle sonorità brasiliane, con tematiche politiche ed ambientaliste, mentre nel 1978 chiude l'esperienza Cramps con "Comici Cosmetici".
I suoi più grandi successi arriveranno negli Anni Ottanta con canzoni come "Ska-tenati"(1980) Rock 'n' roll robot (1981) e Tanz bambolina (1982)"Computer capriccio" (che sono stati in classifica anche all'estero) in cui propone al pubblico l'immagine dell'arlecchino Rock.
Nel 1984 partecipa al Festival di Sanremo con La bottega del caffè.

Sul web:
www.albertocamerini.com
www.camerinifanclub.it

mercoledì 3 gennaio 2007

istruzionixluso

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